Il policlorotrifluoroetilene, noto anche con l’acronimo PCTFE, è una resina fluorurata termoplastica che non si infragilisce nemmeno a -253 °C. Inoltre, grazie al suo basso coefficiente di permeazione, è molto più resistente alla diffusione rispetto, ad esempio, al PTFE. Un altro vantaggio è la sua buona lavorabilità, che permette di tornire praticamente qualsiasi profilo di tenuta tramite lavorazione CNC. Grazie al cosiddetto stampaggio a compressione, i semilavorati possono essere prodotti con precisione geometrica anche in piccole quantità, il che li rende economicamente vantaggiosi. In questo modo si possono realizzare tutte le varianti di guarnizioni conosciute, come gli anelli di tenuta per alberi (WDR), le guarnizioni per pistoni e steli e persino cuscinetti a strisciamento ed elementi di guida per la criotecnica. Le piccole quantità o gli spazi di montaggio prestabiliti raramente rappresentano un problema grazie alla lavorazione con asportazione di trucioli.
Ora, però, la questione dei PFAS mette in discussione l'uso del PCTFE. Sono interessati tutti gli altri materiali plastici fluorurati, come
PFA perfluoroalcossi
FEP: copolimero di tetrafluoroetilene ed esafluoropropilene
ECTFE Polietilene-co-clorotrifluoroetilene (Halar)
ETFE: copolimero di etilene e tetrafluoroetilene
A questo proposito, dai un'occhiata ai seguenti link per approfondire:
Registrazione live » Webinar 8: PFAS – Quali misure occorre adottare nel settore delle guarnizioni?
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